DiVino

Il vino rappresenta il simbolo della rinnovata unione tra vita e pensiero, tra passione e ragione, tra vizio e virtù, misura e dismisura, in quella che vuole essere un ‘interpretazione della filosofia proprio a partire dall’amata bevanda che nell’accezione comune rappresenta forse il contraltare dell’amore per il sapere. L’atteggiamento della filosofia e della cultura in generale nei confronti del vino è stato sempre ambivalente: il frutto fermentato della vite è considerato per un verso sacro, un vero e proprio “dono di-vino”, che però può trasformarsi, se non sapientemente amministrato, in una bevanda che può portare l’essere umano ad un profondo avvilimento. Anche le civiltà antiche conoscevano l’ebbrezza che dava questa bevanda, usata nelle feste all’insegna dell’euforia e dell’evasione. Dall’Egitto alla Grecia il percorso del vino influenzò la cultura ellenica traendone molte divinità, tra cui Dionisio. Per il Dio il vino è simbolo di infusione di “energia vitale” e da questo, secondo i miti, deriverebbe il termine vite. In Grecia, con l’evolversi del culto di Dionisio, il vino venne considerato il nettare degli dei. Esso è ritenuto portatore di verità e da qui il noto detto “in vino veritas”, poiché dalla sua forza disinibitoria scaturisce la verità. Consapevole di ciò ne era Platone che vedeva nel vino la premessa per le più serie meditazioni filosofiche, definendolo “bevanda propizia al filosofare”. Egli, nel suo dialogo “Simposio”, sembra avere come scopo quello di unire il binomio filosofia-vino attraverso le parole di Socrate, protagonista della conversazione.! Il vino è dunque mezzo per portare alla luce la verità che ama nascondersi. ! A Dionisio fu attribuita l’invenzione di questo liquido, pigiare i frutti di una vite spontaneamente cresciuta e di escogitare il processo di fermentazione che dal succo dell’uva conduce al vino. Successivamente promosse una diffusione ed un metodo di insegnamento per una corretta coltivazione della vite.

Tenendo presente gli effetti negativi degli eccessi del bere, Platone ed Aristotele costruiscono le loro riflessioni organizzandole attorno al concetto di misura. Con questo termine non si intende una sorta di condanna o rinuncia, infatti i due filosofi valutano estremamente positiva la grandezza di tal bene e l’importanza che esso ha per l’uomo, sia perché infonde prontezza di spirito e di benessere mentale, sia perché dona salute fisica. Naturalmente la misura è soggettiva e non se ne può dare una legge universalmente valida per tutti. Una misura individualizzata va costruita avendo alla base un’ottima conoscenza di se stessi ed una profonda saggezza. Maggiore è questa consapevolezza e più il piacere del vino sarà gustato e diventerà seducente ed inebriante.! La presa di coscienza della potenziale pericolosità del vino va letta come invito a modulare i piaceri poiché, solo un controllo misurato ed attento del piacere fa si che l’uomo possa esserne detentore e non schiavo. Regolando intelligentemente il bere, se ne può cogliere il gusto intatto che è ciò che garantisce la possibilità di assaporare la reale bontà del vino. Nella genesi, si ricorda Noè come colui che sperimentò su di sé gli effetti dell’eccessivo bere, ed anche in questo contesto vi è un atteggiamento duplice nei confronti della bevanda: il frutto della vite è un dono sacro ma può portare anche del male all’uomo. Nel cristianesimo si da un’altra valenza simbolica, quale simbolo di vita, salvezza, sangue di Cristo. E’ il simbolo più forte della Cristianità anche per le parole che Gesù rivolse ai discepoli durante l’ultima cena: “… Io sono la vera Vite e il padre mio è il vignaiolo… Io sono la Vite e voi i tralci…”.!

Dunque il binomio si potrebbe trasformare in un trinomio: “Filosofia – Vino – Religione”.

 

Data inserimento: 03 Aprile 2015
Autore: Francesca Lattuca
Testata: FASCICOLO (online Preview 2015/6)
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