MARCO INTROINI

Un mondo in bianco e nero

Marco Introini è un fotografo professionista di paesaggio e di architettura, oltre che docente di Fotografia dell’ Architettura e Tecnica della Rappresentazione di Architettura presso il Politecnico di Milano. È stato inserito tra i venti fotografi di architettura protagonisti degli ultimi dieci anni, intervistato da Letizia Gagliardi per il libro La Misura dello Spazio.

http://www.marcointroini.net/

Nel suo passato c’è proprio questa professione che, tuttavia, ha lasciato presto dal punto di vista prettamente tecnico.

Non mi piaceva più fare l’architetto come viene inteso oggi. Ai tempi di mio padre, anche lui architetto, il lavoro era diverso mentre oggi è spesso ripetitivo e sterile nella maggior parte dei casi. È ovvio che non si possa diventare tutti Lloyd Wright, Mies van der Rohe o Alvar Aalto ma un conto è laurearsi e poi cercare di mettere in pratica la propria creatività un altro è trovarsi a fare lavori banali e ristrutturazioni a prezzi fissi.

Nonostante questo, nonostante sia cambiata la professione, l’insegnamento  e la formazione del corso di laurea al Politecnico è stata per lui fondamentale ed unica.  La profonda conoscenza dello spazio e della forma che offre questo tipo di percorso formativo è esclusivo, qualcosa che non si può trovare altrove.
Il suo lavoro si basa sull’unione della figura professionale dell’architetto e del fotografo, in quanto queste siano tra di loro strettamente collegate.

Sin dagli albori della sua laurea ha capito  che la professione di architetto, nel senso più pieno del termine, non avrebbe fatto al caso suo poiché era più indirizzato verso altri aspetti, diversi dal mondo della progettazione e dell’architettura civile o industriale che dir si voglia. La fotografia che è sempre stata una sua passione che lo ha aiutato spesso nel realizzare lavori e progetti di ricerca con la sua dote primaria: quella di documentare e aiutare a ricordare.lo strettissimo rapporto tra le due discipline, architettura e fotografia, richiede una buona dote di preparazione e di concentrazione ed  è necessario per portare a termine un buon progetto.Alla base del tutto però vi è il disegno: permette di  studiare i particolari e riflettere sugli spazi e capire come poterli affrontare quando sarà sul posto, permettendogli così di  focalizzare con precisione quello che voleva ottenere. Tutti i suoi progetti fotografici vengono preceduti da una serie di schizzi e disegni come fossero una sorta di promemoria, di raccolta di idee. China che diventa fotografia. Quest’ultima è dunque per lui una naturale evoluzione del disegno su carta, questo comporta l’utilizzo programmatico del bianco e del nero.

Introini è  una figura nota anche nella sfera editoriale, basti pensare Padiglione Italiano della X Biennale di Architettura curato da Franco Purini del 2006; inserito nei venti fotografi di architettura protagonisti degli ultimi dieci anni, viene intervistato da Letizia Gagliardi per il libro La Misura dello Spazio; il grande lavoro di documentazione per il Ministero dei Beni ambientali e culturali (MIBAC) e la Regione Lombardia tra il 2014 e il 2016, e molto altro.

Per poi vincere il RedDot Award proprio nel 2016: un lavoro bellissimo, dal punto di vista della ricerca e del lavoro svolto, fatto in India e che si è trasformato prima in una mostra alla XXI Triennale poi in un libro, pubblicato da Silvana Editoriale, realizzato con Maddalena D’Alfonso: Warm Modernity, sulla nuova architettura moderna in India,  resa unica dalla cultura di Introini e dai suoi viaggi nel luogo.

Introini ad oggi è un punto di riferimento nello scenario artistico-culturale italiano capace, attraverso i suoi innumerevoli progetti, di stupirci costantemente.

http://www.marcointroini.net/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://www.osservatoriodigitale.it/aprile-2017/profili-marco-introini

http://marcointroini.it/mountains

http://marcointroini.it

 

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