Fascicolo Talks

L’intera storia dell’Associazione Culturale Plana è intrisa del concetto di “Etica”, ma oggi tocca a Voi. La creazione di “Fascicolo Talks” ha proprio la volontà di stimolare una discussione sull’argomento e favorire una libera espressione del proprio pensiero.

Vogliamo sapere che significato e quanta importanza date all’eticità nella vostra vita, motivo per cui abbiamo chiesto a Luca Poma (membro del Comitato d’Onore, giornalista, autore di libri, saggi ed articoli e consulente in Ingegneria Reputazionale) di porVi una domanda che ha l’intento di stimolare una riflessione sulla quotidianità.

 

“L’Etica come rivendicazione globale da parte dei cittadini verso il mondo della politica, delle istituzioni e delle grandi industrie. Ma l’Etica è anche parte della nostra vita. Quale contribuito etico alla vita del Pianeta ritiene di dare Lei nel suo quotidiano? E quale suggerimento ritiene di voler dare, specie alle nuove generazioni, affinché inseriscano preoccupazioni di carattere etico nel loro vivere quotidiano?” 

Luca Poma

Il primo a rispondere alla domanda è stato lo stesso Luca Poma che ha così dato il via a una serie di  riflessioni.

“Siamo immersi in sistemi sociali sempre più interconnessi, e a mia volta credo fortemente nel valore delle connessioni virtuose tra le persone. Per questo, uno dei miei impegni quotidiani e far conoscere individui di valore, connettere intelligenze, stimolare progetti che cambino la realtà in cui viviamo, ma che – prima ancora di ciò – cambino la vita di chi li realizza, impegnandosi con passione, competenze e amore per migliorare l’ambiente che ci circonda. Alle giovani generazioni, analogamente, mi permetto di suggerire: non siate gelosi mai delle vostre conoscenze e relazioni. Solo “mettendo in rete” (non  – solo – reti internet, in questo caso, bensì reti umane e sociali) le vostre idee e l’affinità che provate per altre persone, si raggiungerà una massa critica in grado realmente di cambiare il Pianeta.”

– Luca Poma

 

E’ poi giunto il contributo di Michele Alessi, membro anch’egli del nostro Comitato d’Onore e Presidente della Fondazione Buon Lavoro, che da sempre promuove iniziative di responsabilità sociale.

“Come marito, padre di quattro figli e nonno di sette nipoti, penso che il miglior contributo che posso dare al pianeta stia nella cultura che la famiglia riesce a trasmettere ai suoi giovani membri, nei valori interiorizzati che li accompagneranno e che influenzeranno le loro scelte per tutta la vita. Il compito non è banale, non ho formule per affrontarlo, se non quella di voler bene, nel senso più ampio del termine.

Nel mondo del lavoro, ho interpretato per 44 anni il ruolo di imprenditore, cercando di rendere positivo il grande impatto che la mia impresa, come tutte le imprese del mondo, aveva sulla società nello svolgimento della sua attività caratteristica. Dal mio punto di vista il primario impatto sociale di un’azienda si può riassumere in:

• creare e organizzare il Lavoro, offrendo alle persone opportunità di guadagno ma anche di realizzazione e in definitiva di costruzione della propria identità;

• offrire al pubblico prodotti o servizi che soddisfino esigenze positive, contribuendo allo sviluppo della società;

• creare e reinvestire ricchezza, innescando un circolo virtuoso che migliora il Lavoro e così facendo migliora il Prodotto, sostenendo così la creazione di ricchezza nel lungo termine.

Nella mia esperienza il miglior modo di rendere positivo questo impatto, e di sostenere al contempo il successo di lungo termine dell’impresa, consiste nel far leva su quella che considero una sostanziale coincidenza di interessi tra l’impresa e tutti i suoi stakeholder.

Nel 2018 ho lasciato l’azienda e ha dato vita, insieme a mia moglie, alla Fondazione Buon Lavoro, di cui sono Presidente. La Fondazione è lo strumento attraverso il quale cerco di continuare a realizzarmi, nel portare il mio infinitesimo contributo allo sviluppo della società. La Fondazione, che non ha finalità erogativa ma operativa, ha lo scopo di “contribuire a sviluppare, sia sul piano teorico che su quello pratico, il “Buon Lavoro”: il lavoro come fonte di realizzazione delle persone, nell’ambito di una economia responsabile, inclusiva e sostenibile”.
Il primo progetto, “Un Altro Buon Lavoro”, ha supportato in modo innovativo la gestione degli esuberi durante uno stato di crisi aziendale, aiutando le persone a trovare un nuovo impiego mentre erano in costanza di rapporto di lavoro; lo stato di crisi si è chiuso evitando del tutto il ricorso a licenziamenti, dato che le uscite sono state unicamente su base volontaria. Un altro importante filone dell’azione della Fondazione è la messa a fuoco e la promozione del modello della “Buona Impresa”, che ho messo a punto nella mia lunga esperienza imprenditoriale e sommariamente descritto sopra.

Alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro raccomanderei di non dimenticare mai che il lavoro esiste in quanto serve (a) qualcun altro. Capire i propri talenti e metterli al servizio degli altri potrà essere per loro un eccellente modo di realizzare sé stessi mentre contribuiscono al positivo sviluppo della società e del pianeta.”

– Michele Alessi

Poi viene l’opinione di una donna che è attiva nella lotta contro la violenza sugli animali. Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta, vincitrice nel febbraio 2018 del premio Etico Ethical 2°edizione  proprio per il suo impegno nel sociale, ci fa riflettere su un lato dell’eticità che spesso viene dimenticata.

“Mi occupo da molti anni della questione animale: e rispondo a questa domanda con la citazione di George Angell, Presidente della Società per la Prevenzione della Crudeltà sugli Animali Angell, quando nel 1884, interrogato sul perchè si occupasse degli animali pur in presenza di enormi problemi riguardanti la vita degli umani, rispose con un lapidario “Io vado alla radice del problema”.

Sono psicologa e il mio interesse per le persone è parte integrante del mio modo di essere. Ma sento profondamente la grande ingiustizia della dimenticanza degli altri animali, come se tutte le rivendicazioni sulla giustizia, la nonviolenza, il rispetto per l’altro si dovessero necessariamente fermare sul confine fittizio umano-nonumano.

Considero questa diffusa posizione profondamente sbagliata sul piano etico, ma anche sul piano razionale, cognitivo: tutto quello che concerne le dinamiche relazionali intraspecifiche è esportabile anche a quelle interspecifiche, come da anni mi sforzo di dimostrare, per esempio riflettendo sui meccanismi che permettono o inducono l’espressione della violenza: sono le stesse, sia che la crudeltà abbia come oggetto le persone che gli animali nonumani.

Etica, quindi, è per me attenzione a tutti gli esseri senzienti e all’ambiente in cui ognuno si trova a vivere, nel superamento del confine legale-non legale, che spesso risponde alle esigenze egocentrate degli individui, ma è lontanissimo da un criterio di giustizia. Le nuove generazioni da molti punti di vista sono fortemente favorite dalla possibilità di accedere ad ogni possibile informazione: auspicabile che non si accontentino di uno stato delle cose dato per scontato, ma siano in prima persona soggetti attivi di cambiamento”.

– Annamaria Manzoni

 

Artista, architetto e designer , ha sviluppato dal 1962 un’attività tendente alla chiarificazione e definizione del rapporto individuo-ambiente. Ugo La Pietra tramite l’arte esprime eticità.

“Il mio contributo etico, come cittadino, alla vita sociale,  ambientale, politica e estetica è stato quello dell’intellettuale che cerca di individuare strumenti in grado di dare consapevolezza.
Quindi come artista opero partendo dai problemi sociali e ambientali.
Alle nuove generazioni cerco di far notare ciò che ha portato l’entusiasmo euforico del primo consumismo (seconda metà degli anni Sessanta), del secondo consumismo (anni Ottanta) e del terzo consumismo (anni duemila): falsi vantaggi!
Oggi rivendico l’arte, il design e l’architettura “territoriali”: un’espressione creativa che parte dalle risorse del territorio (genius loci)”
– Ugo La Pietra
Don Gino Rigoldi, nominato ambasciatore di Expo 2015, accoglie con picere la nostra iniziativa  e ci invita a riflettere su un’altra domanda: “Che cosa posso fare per te?”
“Tutti noi impegnati a sostenere l’integrazione sociale delle persone escluse abbiamo prima di tutto un principio che diventa guida etica per la vita. Ognuno di noi lo chiama a proprio modo: per me è “A noi ci frega lo sguardo”. Se volete è un’immagine ispirata al Samaritano che vede una persona ferita, in difficoltà, e lo sguardo lo “obbliga” a rispondere a quel bisogno incontrato. Per me, per tutte le persone che insieme a me operano nel sociale, significa non pensare mai a chi potrebbe intervenire ma a cosa possiamo fare noi.
Questo è un principio etico che non regola solo il nostro modo di intervenire nella realtà, ma è anche il principio che genera comunità. Ognuno di noi, in qualsiasi settore operi e, a maggior ragione, nella propria vita privata e sociale, misura la qualità della propria vita nella qualità delle relazioni che crea e che vive. Ecco, per me, cristianamente ma anche civilmente, la relazione inizia con la domanda “Che cosa posso fare per te?”. L’occasione per fare questa domanda arriva proprio se hai lo sguardo aperto e acceso.”
– Don Gino Rigoldi

 

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